Il progetto Racer Hall Springfield Bulldog

La prima volta che notai il Racer Hall Springfield Bulldog fu utilizzando il simulatore di volo della ditta Great Planes, mi colpì la sagoma panciuta, così particolare e abbellita da una livrea variopinta inusuale per il 1932, anno di costruzione di tale racer.




Penso sia doveroso raccontare una po’ di storia. L’aereo nasce, dalla penna di Bob Hall, dopo la separazione con i fratelli Granville, creatori dei famosi racer Gee Bee.
Il Bulldog viene progettato intorno al motore Pratt & Whitney Wasp Jr 985 da 535 cv, da cui deriva la sua forma insolita.
Già al debutto, al Thompson Trophy Race, il propulsore aveva gravi problemi di carburazione ed era carente di potenza bruta soprattutto se paragonato al Gee Bee R1 pilotato dal grande Jimmy Doolittle che vinse la competizione.
L’aereo, inoltre, soffriva di problemi di stabilità longitudinale (il timone verticale verrà modificato svariate volte), considerati tutti questi problemi e difficoltà, Bob Hall decide a malincuore di distruggere la sua creatura e di utilizzarne alcune parti sul Cicada racer, aereo nato per competere nelle gare in linea.




Il mio primo approccio con i maxi pylon è avvenuto nel 1995 proprio negli Stati Uniti la patria di questa categoria (in occasione della partecipazione come concorrente della squadra Italiana, ai mondiali di Pylon F3D a Muncie, in Indiana, sede nazionale dell’AMA la federazione americana), ed è per questo motivo che penso sia stato il migliore dei modi per conoscerla.
Vivendo la realtà italiana (dove si fa di tutto per farsi la guerra tra poveri, vedi federazioni varie) l’impatto è stato impressionante, considerando che nel sito i lavori erano ancora in corso, comunque esisteva già il museo con incluso negozio di modellismo anni 50/60, lago artificiale, sede logistica, con non so quanti dipendenti, innumerevoli piste tra volo libero, volo vincolato e radiocomando, vi consiglio di fare una visita virtuale nel loro sito (www.modelaircraft.org) . Due dati: il terreno misura 2.7 km x 1.5 km per la bellezza di più di 400 ettari; son sicuro che il paradiso degli aeromodellisti in terra esiste, ed è proprio a Muncie!!!! L’esperienza dei mondiali, dopo tanti anni di distanza, tuttora la identifico come il viaggio per eccellenza, voi per il mio rapporto particolare con quella terra, a partire dalla musica, letteratura, cinema, tecnologie, stile di vita, poiché, a mio parere, gli USA restano sempre, nel bene e nel male dei precursori. Dopo la competizione mondiale, si svolgeva nella stessa pista una gara di maxi pylon, nelle più diffuse categorie di questa formula, AT 6 con Zenoah 62, silver, gold e unlimited. Vedendo volare i vari Gee Bee, Turner special, Gilmore red lion, Laird solution e similari, spesso l’impressione non è stata delle più esaltanti, posto che i modelli eseguendo delle curve secche, (si vola solo su due pali) ho notato che molti racer, per i bracci di leva, scelta dei profili, centraggio, eseguivano delle virate, dove uscivano di coda, rallentando paurosamente, uno spettacolo non proprio esaltante. A distanza di tanti anni, questi bellissimi ricordi, anche se ormai un po’ sfuocati, mi son venuti in mente mentre valutavo se realizzare il Bulldog. Non nego che la cosa mi a messo un po’ in crisi, ma le sfide, nella nostra passione, mi hanno sempre stimolato, e quindi con l’incoscienza che spesso ci è tipica di noi aeromodellisti, mi son buttato a capo fitto nell’impresa.




Il primo passo è stato verificare su internet se esistessero progetti ed eventuali scatole di montaggio, i risultati segnalavano un disegno di Don Neil in scala 1/3, e di conseguenza un paio di ditte che tagliavano al laser le parti principali, la scelta è caduta su la Precision Cut, dopo previa telefonata in cui assicuravano, nel loro stile, tutto OK, ho ordinato il kit. La delusione è stata grande all’arrivo della scatola, balsa di tutte le durezze per le centine, longheroni in compensato, visto che anche questi, per loro scelta erano tagliati al laser, tutte le ordinate da rivedere, e secondo me da alleggerire, mancava completamente il balsa della parte fissa del timone, e sto elencandovi solo una parte dei problemi. Per farla breve, di questo “fantastico kit” alla fine ho sostituito praticamente tutto, dimenticavo, ciliegina sulla torta, non fornivano il progetto… Dopo svariati email e telefonate più o meno gentili, e almeno tre mesi di ritardo, ovviamente rimandando l’inizio della costruzione, un giorno si materializza un pacco postale della forma di un tubo, contenente i disegni, sorpresa… visti i miei solleciti, era stato spedito due volte, di loro iniziativa, accreditandosi consecutivamente l’importo dalla mia povera carta di credito. Risultato, pochi pezzi di balsa e compensato con due progetti pagati la bellezza di 570$ più dogana… alla faccia di alcuni miei clienti che reputano cari gli Arf cinesi. Un altro aspetto molto carente è stato quello relativo alla documentazione, ho reperito svariati trittici, uno diverso dall’altro e di epoche differenti e pochissime foto. Il progetto di questo Racer nasce per un motorizzazione da 50 a 100 cc, nei disegni originali viene utilizzato il Sachs 4.2, visto on line nei forum, un motoraccio ancora con magnete, da noi praticamente sconosciuto. Inizialmente ho considerato l’applicazione di un bicilindrico 3W da 70 cc. acquistato in Germania su Ebay, per una serie di motivi che non sto ad elencare, non si è rivelata una scelta giusta, il voler risparmiare alle volte non paga!!!.




Da qui a distanza di tempo la decisione di motorizzarlo con uno stellare, complice il fatto di aver visionato numerosi filmati su You tube, (vedere per credere) il “suono” di un propulsore frazionato per me è una sinfonia. La decisione sul propulsore è caduta gioco forza sul Moki 150, dopo vari mesi d’attesa, appena arrivato, subito al banco, col mio carissimo amico Elio Diana di Stintino, complice di trentanni di imprese modellistiche. Dalla prima messa in moto un problema per noi irrisolvibile, la difficoltà nel avere tutti i cilindri in moto, il motore funziona a 4, raramente a 5, il cilindro spento è sempre l’inferiore, ruotandolo al banco non cambia niente. Nell’utilizzo di un propulsore stellare, è buona norma munirsi di un termometro, nel mio caso a infrarossi, anche i motori reali, venivano monitorati in continuazione, come raccontava il padre di Elio, maresciallo pilota motorista, durante la guerra in Spagna e il secondo conflitto mondiale. Contattando la Moki risposte vaghe, lo spedisca, vedremo…. A questo punto ,voi penserete che è normale che si parli male del marchio di concorrenza, ma vi garantisco che è un problema che si verifica molto spesso, visti altri riscontri con modellisti Italiani. Si arriva al punto che col motore in moto si può tranquillamente poggiare la mano sulla testa o sui collettori del cilindro spento, altro sintomo è lo scarico che emette una quantità di olio nero incombusto maggiore del normale. Questa situazione genera un calo di potenza importante, che soprattutto si evidenzia al decollo.




Dopo queste prime esperienze, son passato alla fase dell’assemblaggio, iniziando come spesso succede dall’ala, nonostante la costruzione classica, comportava diverse difficoltà per la forma ellittica sia in pianta che in spessore. Rivestimento del naso del profilo in balsa da 2mm, con tecnica tipo Nobler, per quelli di vecchia scuola, o provenienti dal VVC, sanno che fu il primo ad adottare sul davanti, una sezione a cassone chiuso, dalla grande rigidità e leggerezza. Per realizzare la fusoliera, mi son creato delle forme di riferimento, che ho inserito nel cassone centrale di supporto alle ordinate per essere sicuro che venisse tutto dritto è allineato, dopo gli incollaggi di rito ho rinforzato con listelli triangolari in balsa e obeche. La fase di rivestimento e stata eseguita con listelli di balsa 12x4 con la classica costruzione a fasciame, tipica del navale, incollando il tutto con colla cianoacrilica. La parte anteriore dietro l’ordinata parafiamma e per la naca motore ho sagomato del polistirolo estruso (styrofoam) applicandolo con dei punti di epoy su un disco della levigatrice per legno da 40cm di diametro, sagomando il tutto con fresa ad aghi Proxxon art .29050 applicata a una smerigliatrice sempre della stessa marca art. 28547, il tutto è stato rivestito con due strati di tessuto di carbonio da 200gr in questo modo ho ottenuto un manufatto molto leggero e resistente.




Procedendo con la costruzione ho realizzato il carrello anteriore da lastra di Avional da 5mm tagliandolo con sega a nastro sempre della Proxxon, con lama per metallo e sistema lubrificante, una volta rifinito, ho piegato il tutto, tramite pressa con un sistema di cilindri. A seguire ho sagomato dal balsa i master delle carenature delle gambe dei carrelli e delle ruote, dopo averli stuccati e verniciati, ho realizzato gli stampi in resina Epoxy, molto velocemente, ricavando in pochi giorni le parti pronte per la verniciatura. Il realizzare gli stampi è stata una mia scelta visto che atterrando si possono danneggiare da qui l’ esigenza di poterli replicare. Tutto il modello è stato rivestito in tessuto di fibra da 40gr con resina epoxy stirata con spatola, questa procedura la utilizzo da una vita, permette di avere una superficie stabile dove poter stuccare e verniciare. Per il fondo ho utilizzato la classica tecnica dei carrozzieri, prima mano un po’ densa, con una seconda mano di vecchio colore nitro come spia, in maniera che dopo la carteggiatura restano dei punti di colore, dove si evidenziano gli avallamenti, in queste zone raso con stucco poliestere, carteggiando con levigatrice elettrica o a mano con carta 180, spruzzo una seconda mano di fondo un po’ più diluito ultimando il lavoro con carta 220/240. L’ala, le parti mobili del piano di coda e del timone, sono state rivestite con Oretex rosso con procedura classica, sulle superfici mobili ho applicato dei nastri di rinforzo seghettati, sulle centine simulando la procedura che si adotta su tanti aerei veri. Un’altra tecnica che ho voluto sperimentare è stato l’utilizzo del nastro di alluminio adesivo, che ho applicato seguendo le curve per quanto possibile, su carenatura motore, raccordi di ali, piani coda e timone, il tutto dopo delle leggere scrostature, simulando una certa usura, ha reso più realistico il tutto. Superiormente ai finti panelli in alluminio, ho simulato una rivettatura con del vinilico applicato con siringa, dopo alcuni tentativi son riuscito a ottenere un diametro costante.




La fase finale e stata realizzare la verniciatura, come colori base ho utilizzato degli acrilici mono componente, la scelta delle tonalità di colore a dato spazio a una certa “creatività” visto che la documentazione esistente è invero scarsa, pochi tritici di epoche diverse e un pugno di foto in bianco e nero. Per mascheratura ho utilizzato un nastro molto sottile col quale riesco a realizzare buone curvature o linee dritte, avendo sempre una buona definizione, senza sbavature, dopo la verniciatura. Numeri e lettere come curve molto accentuate sono state eseguite con plastica adesiva per insegne tagliati al plotter. La verniciatura è stata eseguita senza particolari problemi, per proteggere e impermeabilizzare il tutto acrilico due componenti con base opaca, la cosa che mi a stupito e stato il conto finale del negozio di vernici dove mi servo, dato che visionando la fattura sono arrivato alla bella cifra di più 500.00€ fortuna che realizzando i modelli da se, si risparmia… Col trasparente perfettamente essiccato ho ultimato l’ impianto elettrico col montaggio dei servi ho usato degli Hitec digitali da 12 kg su tutte le parti mobili, tranne che sul cabra dove ne ho montati due in tandem. Ho creato dei supporti per la rx, batterie Li Po doppie con riduttore di voltaggio, centralina Alewings dell’amico Alessandro Torri, interruttori vari, inoltre utilizzo una “furbata” mi riferisco a dei piccoli segnacavi come da foto, che vendo in strisce nel mio catalogo on line, che permettono di numerare i cavi per tutti i tipi di collegamenti (prolunghe alettoni, flaps, ricevente con centralina) e dove si abbia un esigenza di ordine nei cablaggi.




Dopo tanti mesi di lavoro,ormai la data fatidica del collaudo era arrivata, il Bulldog era sul supporto del laboratorio pronto per il primo volo. La curiosità degli amici del gruppo si faceva pressante, inoltre la data della manifestazione per la quale avevo programmato la partecipazione si avvicinava. Un mattino di un giorno feriale decido l’appuntamento con Elio Diana e Daniele Canu, gli amici più fidati. In queste situazioni tendo ad essere un po’ superstizioso, ma vedendo che tutto è a posto (tranne l’instabilità di rendimento del motore come precedentemente accennato) decido per il volo, considerando che ormai i tempi tecnici per spedirlo in Germania, per una eventuale riparazione, non sono sufficienti per riaverlo per la data stabilita per la manifestazione. Dopo aver messo in moto e regolato opportunamente il motore, facendo rullare il modello nella nostra pista in erba, che misura 180x21 metri, senza questa struttura, avrei preso in esame l’aeroporto di Vena Fiorita vicino a Olbia, ormai praticamente dismesso e utilizzato da un gruppo di amici modellisti (complice di tanti collaudi e allenamenti in numerosi anni di gare) dove gli spazi sono decisamente diversi disponendo di una pista in asfalto di 30 X 800 metri.




Durante la seconda guerra mondiale era uno scalo molto importante insieme a Olbia… per la vicinanza con l’arcipelago di La Maddalena importantissima base della Regia Marina, inoltre la Sardegna veniva definita la portaerei del Mediterraneo con più di dieci aeroporti attivi. In questa base arrivò a fare scalo durante la campagna di rifornimenti per la Tunisia il Messersmith 263 Gigant (per chi non lo conoscesse, un mostruoso esamotore dal volo veramente difficile). Dopo questa lunga disquisizione, torniamo a noi, come dicevo gli spazi della nostra pista, permettono il volo in buona sicurezza, sia per le vie di fuga che per la presenza del prato sicuramente meno abrasivo in caso di “raschiate”. Una volta effettuato un paio di rullaggi di rito ho affondato con il gas correggendo col timone in base alle risposte, non nego che il Bulldog sicuramente non sia una macchina dal volo molto semplice sia per i bracci di leva molto corti, che per la posizione del carrello con le ruote avanzatissime sotto le teste del motore, nonché per la conformazione generale dell’aereo. Le prime decine di metri in salita, sono il momento cruciale di ogni collaudo, compresa la prima virata, come si stabilizza il modello, i timori via via si attenuano. Nel caso del mio aereo non ho modificato niente nel trimmaggio; il modello volava dritto, perfetto. Eseguiti vari passaggi di rito ho verificato la simulazione di atterraggio assistito col motore per paura di stallate complice il carico alare, non proprio da aliante da volo libero. Dopo un altro giro in circuito, giù con l’atterraggio vero e proprio, dopo qualche leggero rimbalzo il modello si è fermato. Questo momento è stato sicuramente il più bello, il calo di tensione, con quella sorta di torpore, misto a soddisfazione difficile da descrivere. Dopo circa due settimane ci siamo ritrovati con parecchi amici della penisola in occasione della MAF (Manifestazione Aeromodellistica Fiam) svoltasi a Sassari durante la quale nei due giorni voli ho eseguito cinque o sei lanci, senza particolari problemi escluso un decollo a quattro cilindri e i soliti atterraggi un po’ a canguro. Una stato bella soddisfazione è stato ricevere dal presidente della federazione il premio come miglior modello della manifestazione.




Al rientro delle ferie in Trentino, ho partecipato, alla bella manifestazione a Mondovì, ottimamente organizzata da Giuseppe Dardanello e i suoi amici, anche qui il motore, spesso funzionava a terra a quattro cilindri, ma ormai conoscendo le reazioni, ho volato, decentemente. Ultimo raduno della stagione, stimolato dall’amico Tiziano Carli, è stata la Castagnata a Orvieto, anche qui grande organizzazione della famiglia Iannone, con i soci del loro gruppo. Questa volta è accaduto dramma… al mio turno di volo, decollo volutamente lungo, modello stranamente strimmato, regolato, dopo il passaggio in asse pista, via con le figure programmate, al momento di due giri in pianta, semiala che si chiude a libro sull’altra, botta paurosa… è pezzi sparsi per diverse decine di metri. Ho guardato in viso Tiziano senza aprir bocca… via a raccogliere i pezzi… Il primo momento sembravo anestetizzato,vien difficile spiegare questa situazione, anche se dopo 35 anni di aeromodelli, si sa benissimo che avendo scelto questa passione, ogni momento è quello buono… oltre tutto circa un anno è mezzo di lavoro!!!!! Analizzando il tutto, scopro il “problema”: cedimento di un unibal di un montante alare, acquistato già realizzato, da nota marca, col senno di poi, ho capito troppo tardi, che non era dimensionato per un modello che vola a circa 200 km e con circa 17 kg di peso… mesto rientro in Sardegna, oltre tutto in occasione di questa manifestazione, Avevo approfittato, per chiedere un appuntamento, al museo dell’ aeronautica a Vigna di Valle, per misurare e fotografare in tutti i suoi dettagli, il Fiat CR 42 mio prossimo modello in cantiere, sei ore di lavoro in un venerdì piovoso, tutto rimandato a data da destinare… Analizzando i pezzi rimasti, mi son reso conto, che con un lavoro non da poco, lo si poteva ricostruire, le ali, tranne l’attacco montanti, in buone condizioni, fusoliera mancava tutto sino al bordo di uscita del ala, questo lavoro per quanto impegnativo, veniva al momento “giusto” dato che contavo di sostituire il motore Moki 150, col Seidel 250. Mi son fatto coraggio e per svariati mesi ho lavorato riprendendo il tutto, per la verità la scelta del 250 non si è rivelata azzeccatissima,14 cavalli sono troppi per un modello di poco più di due metri e mezzo,in volo non acceleravo a più di un quarto di stick, una volta in un passaggio in asse pista, è entrato in flutter il timone, con conseguente scollamento, prontamente riparato, inoltre ho dovuto inserire nel poppino di coda circa 500 gr di piombo per ottenere un centraggio corretto.




Per contro dal punto di vista estetico il 250 riempie perfettamente la carenatura. Adesso il Bulldog è in un angolo del mio laboratorio aspettando una motorizzazione adeguata, ho un contatto interessante per un nuovo pluricilindrico stellare, non dico nulla per scaramanzia... come lo farò volare sul modello pubblicherò le foto.