Il progetto Fiat CR 42 Falco

La genesi del progetto Fiat CR 42 Falco, nasce dall’idea di realizzare un modello di grosse dimensioni dove installare un motore radiale, poiché non posso prescindere dall’idea di un propulsore stellare (visto che sono il distribuire del marchio Seidel per l’Italia) per un eventuale riproduzione, dato che, oltre all’aspetto estetico, mi affascina il realismo in volo per il “suono” praticamente identico ai motori reali.




Nell’esame dei tanti aerei mono motore ho dato la priorità a un caccia, (a differenza del racer Hall Springfield Bulldog, mia precedente realizzazione) vista la mia passione storica di tutto quello che è inerente alla seconda guerra mondiale, inoltre per un aspetto di sano campanilismo ho voluto limitare la scelta a un velivolo della Regia Aeronautica. A questo punto i soggetti si sono ridotti notevolmente, il momento della scelta definitiva si è verificato il mese di luglio del 2008 durante delle ferie dove ho attraversato il Tirreno in barca a vela, mi sono ormeggiato all’Argentario, e son venuti a farmi visita, per un bella veleggiata in quei mari, l’amico Giorgio Fronza da Trento noto come Giorgio della Scorpio e Tiziano Carli da Lucca, campione Italiano acrobazia maxi e titolare del negozio Model Giochi.




L’idea era di andare a visitare il museo dell’aeronautica a Vigna di Valle, tra tanti velivoli presenti, voi per la bellezza dell’aereo voi per l’accuratezza del restauro, non un ho avuto più dubbi, sarebbe stato il Fiat CR 42 il soggetto a cui avrei dedicato almeno due anni, come ottimistica speranza, di realizzazione modellistica.
Inizialmente l’idea era, anche per stupire, di motorizzarlo col Seidel 500cc doppia stella (vedi listino); dopo aver realizzato buona parte delle centine dell’ala superiore e inferiore con la tecnica aeronautica ho deciso di “limitarlo” al 250cc per rientrare nella possibilità di competere nella categoria F4C Giant, poiché nel 2010 ho visto, sempre durante le ferie, i mondiali di riproduzioni in Polonia a Czestochova.




Dopo la decisione ho cercato di analizzare criticamente i vantaggi e gli svantaggi della scelta; come primo aspetto positivo considero il fatto che l’aereo vero era un gran volatore, nato troppo tardi progettualmente rispetto ai concorrenti di altre nazionalità, nonostante eccedesse in doti acrobatiche, mi ha stupito il fatto che sia stato progettato con un profilo alare al 9%, quindi molto sottile, dato che la velocità su un caccia aveva la sua importanza.
Altro aspetto particolare la configurazione sesquiplana molto poco diffusa, inoltre il fatto che sia stato l’aereo da caccia italiano più realizzato durante il conflitto, con 1782 esemplari.




Sicuramente il primo svantaggio è la complessità costruttiva, ma dopo quasi 40 di aeromodellismo, avendo testato tante delle principali tecniche realizzative, mi stimola molto, per mettermi in discussione, utilizzarle e integrarle con delle nuove per creare una macchina volante che senta veramente mia.
Il primo passo come per ogni modello riproduzione è stato dotarmi della più vasta documentazione, in questo caso è stato di grande aiuto l’amico Umberto Marchi, sempre da Trento, grande appassionato di riproduzioni, oltre che di tecniche costruttive, devo a lui il reperimento dei libretti di montaggio e di uso e manutenzione del aereo vero.
Inoltre tramite internet ho acquistato i principali profili e libri relativi a questo grande e sfortunato caccia.
Il fatto che ormai ha reso indissolubile il legame con questa stupenda macchina è stata la possibilità fotografare e soprattutto misurare, nell’ottobre del 2009 (in concomitanza con una manifestazione aeromodellistica nel centro Italia) in una seconda visita sempre a Vigna di Valle previo permesso.



Son rimasto al museo per circa sei ore di un piovoso venerdì con fogli di formato A4 dove ricalcavo particolari, metro per misure e copiatore di forme ad aghi, mi ha stupito la pazienza dei militari di turno che mi guardavano carpire con tanta passione ogni particolare di un aereo vecchio di 70 anni.

La seconda fase e stato il progetto, mi ha stupito molto il fatto che con una buona documentazione un modello lo realizzi praticamente sui piani originali, ridotti nella scala prescelta, anche qui è stato di grande aiuto un altro caro amico l’ing. Roberto Pinna, residente nella mia città, che ha scannerizzato e plottato le varie viste.
Dopo aver ricevuto un Seidel 250-B ed averlo opportunamente rodato e testato in volo sul Racer Bulldog, questa è stata una scelta importante perché mi sono realmente reso conto della potenza esuberante del motore, visto che il volo è stato eseguito a un quarto di gas tranne rari momenti dove ho accelerato leggermente.
Con le idee sicuramente più chiare ho potuto dimensionare il CR 42 nella scala che reputavo più adatta che nel caso specifico è stata del 33% rispetto all’originale, fermo restando che nel F4 Giant i limiti fondamentali sono: 250cc cilindrata massima e 25kg peso con serbatoio pieno.
Partendo da questa base il carico alare è dovrebbe risultare di 100gr dm2 ottimo per una riproduzione di 323cm di apertura alare e una lunghezza di fusoliera di 275cm e un altezza di 119cm, veramente imponente!
La cosa mi ha rincuorato non poco considerando che una versione del aereo in scala minore è stata realizzata dall’ amico Carlo Pallavidino di Alessandria (componente della nazionale italiana per svariati anni), modello che sono andato a visionare in concomitanza di una manifestazione in zona, Carlo mi ha segnalato il carico alare un po’ eccessivo, ma diversi anni fa per gareggiare si doveva vincolare i modelli a misure decisamente minori.
La voglia di iniziare era veramente tanta, ma gli impegni del negozio mi facevano rimandare l’inizio reale di lavori, un po’ per caso è arrivato il 10/10/2010 o pensato che questa sarebbe stata la data fatidica di inizio dell’impresa, che mi sarei ricordata nel tempo.
La partenza è stata ovviamente dalle centine, realizzando uno scaletto con dei listelli di compensato marino da 5mm tagliati e fresati con circolare Proxxon, nelle sedi o inserito i listelli in tiglio 3x3, ho tagliato la bella cifra di 1600 fazzoletti in compensato da 0.6mm 32 per centina per 50 centine, per l’ala completa, incollando il tutto con cianoacrilato, sia liquido che denso. Il tempo impiegato per l’assemblaggio di ogni elemento è stato di circa mezzora.
Nel passo successivo ho preso in esame i longheroni, per una scelta riproduttiva e strutturale ho voluto realizzarli in legno molto compatto, la scelta è caduta sul cedro, un essenza profumatissima, con la fresatrice verticale della combinata li o alleggeriti creando una sezione ad H e forandoli all’estremità.





A seguire o tagliato i nasi delle centine utilizzando compensato da 3mm di pioppo e betulla secondo i punti di forza, o applicato una tecnica collaudata da tantissimi anni, il sistema consiste nel creare una dima che punto sul pezzo da lavorare con delle viti,  lavorando il tutto con una fresa con cuscinetto a copiare.
Relativamente ai terminali e ai bordi d’uscita ho utilizzato listelli di obeche da 1.5x10 incollandoli con abbondante resina epoxy tenendo il tutto in posizione con numerosi chiodini e morsetti.




Vicino al centro dell’ala, nel bordo d’uscita; vista la conformazione, serviva una giunzione a battuta solida, ho irrobustito con del tessuto di carbonio unidirezionale resinando il tutto, per la profilatura ho usato una micro levigatrice a carrarmato Proxxon modello 28526 (marchio del quale sono rivenditore), vista la potenza e la possibilità di lavorare perfettamente in piano rispetto ai tamponi con carta a vetro.
Per il bordo d’entrata ho scelto un tondino di tiglio da 10mm, in base al disegno del profilo, giuntandolo dalla parte dei terminali, con del tondino in carbonio da 5mm di diametro.




Un aspetto molto importante era la giunzione delle semiali, qui ho seguito la tecnica reale, costruendo delle placche in acciaio inox da 0.5mm saldate al castolin e opportunamente sagomate, incollando con colla epossidica, avvitando il tutto con viti inox da 3mm.Le centine terminali le ho ricavate riducendole in base alla corda desiderata e replicandole in coppia.
Riguardo gli incollaggi generali ho preferito usare del vinilico a presa rapida dotato di buona elasticità e potere riempitivo, per la struttura pronta per il rivestimento prevedo un peso sui 2.5 kg.




Ala originale

La lavorazione seguente sarà la copertura del bordo d’entrata e terminali in compensato da 0.6mm cosa che conto di documentare nel breve.
Queste note le scritte per condividere un lavoro sicuramente impegnativo, ma come spero avrete notato pieno di soddisfazioni.


Come secondo passo ho preso in esame la costruzione della fusoliera, ho impiegato diverso tempo per studiare una soluzione mirata rispettando caratteristiche di rigidità , peso, somiglianza alla struttura originale, e visti i tempi, costi…. tra le varie tipologie di materiali disponibili per la realizzazione della struttura a traliccio, in modo da sposarsi perfettamente con gli spazi dell’abitacolo, in somiglianza, come sull’ aereo vero.
Inizialmente la prima scelta è caduta sui tubi di acciaio inox saldati, tipologia costruttiva di questi tempi parecchio di moda,per la verità non ho un buon rapporto col metallo, materiale freddo, inoltre ho udito pareri discordanti circa la robustezza nel tempo di questo tipo di giunzione, sopratutto nel caso di atterraggi duri, ma nel modellismo come nella vita è bello non pensarla tutti allo stesso modo. Un’altra idea è stata una struttura in tubi di carbonio, il problema è che il materiale reperibile in commercio di vari diametri è realizzato con filo unidirezionale, ciò comporta una tendenza alla fessurazione difficilmente risolvibile.
Probabilmente esistono in commercio tondini con differente tramatura, ma con le ditte fornitrici del mio negozio ho la possibilità di reperire solo prodotto sopra accennato. Dopo varie considerazioni la scelta è caduta sul mio materiale preferito: il legno!
Struttura in tondini di tiglio, considerando i vantaggi: sicuramente l’elasticità, il peso e costi, un metro di tubo di acciaio inox da 10mm spessore interno 9mm peso gr 68 costo 18€ , carbonio sempre 10mm  interno 8, peso 39gr costo 10€, il tiglio di ugual diametro, sezione piena gr da 36 a 54 (è legno) costo 1.30€, bastano i dati, per spiegare la mia scelta.
Non avete idea di quanti metri di materiale necessitano per una fusoliera di 2.70 di lunghezza, riproducendo perfettamente la stessa struttura!!!!!


Il problema principale è creare una robusta giunzione di testa, in merito al collante non ho avuto dubbi, Uhu Plus, questa colla la uso da circa 40 anni, univo le longherine degli aeromodelli in volo vincolato, faggio con balsa,allora era la migliore, ed a mio parere non è mai stata superata, almeno come prodotti in commercio nei ferramenta o negozi di modellismo.
In ogni caso la sola colla non è sufficiente per una giuntura robusta, ho voluto inserire in testa spinotti in carbonio da 2mm lunghi circa 30mm, per poterli applicare con buona precisione, ho avuto un’idea, credo interessante, realizzando al tornio e fresa dei cilindri in alluminio, li definirei dei centratori, creando in questo modo una giunzione molto robusta.
Per ridurre gli spazi nei punti di incollaggio, su dei supporti abbinati a dei fresatori Proxxon ho realizzato la possibilità di sagomare le teste dei tondini concave, con gli angoli desiderati per i tagli altro utensile, nel caso sega angolare.





Dopo tanta preparazione, potevo finalmente procedere all’assemblaggio vero e proprio della struttura.


Durante questo periodo di sosta, dovuto a vari motivi come: lavoro del negozio, altri tipi di aeromodelli, distrazioni velistiche (in questo momento sto scrivendo con la schiena accostata all’albero della mia barca, veleggiando dolcemente dal’isola di Capraia, arcipelago toscano, a Bastia Corsica) son riuscito finalmente a reperire, dopo aver bussato a tante porte, che non sto qui ad elencare, la documentazione necessaria per poter lavorare con buona precisione, di questo ringrazio l’ing Longoni dell’ associazione Area di Varese, specializzata in ricostruzione di velivoli storici, che tramite un contatto dal Forum del Barone Rosso, mi ha gentilmente risposto, inviandomi circa 15 fotocopie delle tavole originali, firmate dal progettista, l’ing Rosatelli, nel 1938!!!!!
Per la verità mancavano su mia richiesta specifica, gli esecutivi dei carrelli, ma l’ing Longoni, candidamente mi ha chiarito che per i due CR 42 in buona parte ricostruiti da loro, uno per Vigna di Valle, e il secondo in via di assemblaggio a Duxford,sono servite tutte le 1700 tavole dei progetti originali, reperiti alla Fiat!!!!! Chiaro che consultarle tutte sarebbe stato per lui un lavoro improbo.





La fase forse più delicata è stato il realizzare una solida giunzione dalla parte posteriore a traliccio, e i componenti centrali,come ordinata parafiamma e supporti ali inferiori e superiori, e ovviamente punti di forza carrello.
In questo caso ho optato dopo vari ripensamenti per un utilizzo massiccio di compensato di betulla fortemente alleggerito, ho preferito il betulla, rispetto al pioppo, per la sua maggiore consistenza, visto che ho in vendita nel  negozio,  del prodotto, con meno strati di quello avio, ma decisamente più economico.
Come castello motore ho assemblato un supporto telescopico, vuoi per la comodità, inserendosi su le ordinate portanti, per il giusto disassamento motore, vuoi perché a tutto oggi non ho deciso se, in caso di competizioni, realizzare la prima stella di cilindri finti, come l’originale, arretrando di conseguenza il motore Seidel 250b, creando un eventuale mozzo elica con prolunga. 



Posteriormente all’ ordinata parafiamma, con del polistirolo estruso, ho sagomato il blocco, rivestendolo con tre strati di tessuto di fibra da 165gr, creando le scanalature per le sedi delle mitragliatrici. Un'altra fonte di dubbi è stata la decisione se inserire o no, delle baionette nell’ala inferiore, inizialmente ero intenzionato a far lavorare la struttura,peraltro come l’aereo vero, solo con i punti di bloccaggio tra ali fusoliera unite con cabane varie, con gli sforzi che scaricano su tutta la cellula. Dopo una bella cena con l’ing Martegani e moglie,visto che hanno casa al mare, in Sardegna,  esperto aeromodellista, soprattutto di riproduzioni idro,  ho preso in considerazione il suo consiglio , l’idea  di inserire dei tubi di alluminio, come baionette.
Dopo una ricerca nel mio laboratorio si è materializzato come per incanto tutto il necessario, a dire che vengo criticato spesso (a ragione) per il mio disordine, visto che non butto via mai nulla, ma alle volte questa scelta paga. La mia idea è stata di inserire dei tubi da 22mm esterno, interno 18, dove vincolare i supporti carrello, a sua volta all’interno, accoppiare altri tubi, esterno 18, interno 16, che conto di riempire per maggiore sicurezza con del roving di carbonio e kevlar impregnato,dato che possiedo una bella bobina da i tempi che realizzavo eliche da pylon racing F3D.




In questo modo prevedo, una buona robustezza, è soprattutto la possibilità di poter revisionare o in casi estremi riparare,nel caso di atterraggi non proprio ortodossi,essendo il tutto smontabile.
Altra fonte di dubbi, l’incollaggio dei tondini del traliccio, con le parti in compensato, usando l’immancabile Uhu plus, fazzolettando il tutto con lamierino di inox da 0.75mm avvitato alla struttura previa sagomatura, dove collegherò le cabane.




 

Gradirei essere contattato per chiarimenti, opinioni e, perché no, consigli.
Buoni voli
Sergio Fois