Angler’s Arm - Kontiki fishing


Angler’s Arm, ovvero il braccio del pescatore, nasce da una richiesta di un ausilio per la pesca da riva per aumentare la portata di lancio delle normali canne e mulinelli, in particolare da surf casting. Questa necessità si è creata poiché, anche con una buona canna ed esperienza, si possono realizzare lanci che vanno difficilmente oltre gli 80- 100 metri mentre, con questo prodotto, si incrementano notevolmente le distanze dove si può inviare l’esca, alla ricerca di una preda.
All’inizio di questa avventura, circa quattro anni fa, considerai come idea la realizzazione di un siluro in miniatura perché volevo ottenere qualcosa che superasse con facilità la risacca che si crea soprattutto dopo le mareggiate che si verificano nelle nostre spiagge nel nord Sardegna, orientate ad ovest e nord ovest, con vento di ponente o maestrale.
Questo, a detta degli esperti di surf casting, è la condizione ideale, col mare in “scaduta” si verifica la situazione in cui i pesci riescono con maggiore facilità a trovare cibo, visto che il fondo è stato smosso dal susseguirsi delle onde.


La difficoltà maggiore legata a un siluro è stato far lavorare con mare un po’ mosso, l’elica posteriore funzionava tra acqua ed aria con conseguenti cali di rendimento.
Dopo questo primo approccio, non riuscitissimo, ho visionato le varie barche che si vedono in rete con uno o due motori sempre sottodimensionati rivelatesi alla prova di fatti con rendimenti molto scarsi, soprattutto quando le si vuole far uscire, con un minimo di onda, trainando anche trecento metri di lenza con piombo ed esca.
Sul web alla voce barche da pesca radiocomandate appaiono prodotti mono scafo, praticamente dei giocattoli che valgono, nella realtà dei fatti, quando costano.
Altra tipologia di scafi molto presente in rete sono i catamarani realizzati per pesca alla carpa in specchi di acqua dolce molto calmi. Questi prodotti sicuramente non eccellono come qualità marine anche se i venditori tralasciano il farlo notare.
Quando, tanti anni fa, ho conseguito la patente nautica i miei insegnanti dividevano gli scafi molto sommariamente in due categorie quelli con stabilità di forma e quelli con stabilità di peso, premesso che nella storia della nautica, ci sono tante variabili. Nella prima categoria rientrano a pieno titolo i catamarani, che si rivelano con mare un po’ mosso certamente non il massimo della tenuta; nella seconda categoria ho fatto rientrare il mio secondo progetto, uno scafo dove buona parte della stabilità,con la possibilità di raddrizzamento avveniva grazie all’importante peso legato alle batterie posizionate in parte sotto la linea di galleggiamento.
Il nuovo mezzo si è rivelato valido sotto tanti aspetti, forse il limite maggiore era legato alla potenza del motore essendo ancora legato a concezioni modellistiche; col primo motore ho voluto utilizzare un prodotto con assorbimenti e consumi non altissimi accoppiato a un gruppo poppiero (elica, asse, timone) che garantisse un buon rendimento.

Alla prova dei fatti non sono rimasto completamente soddisfatto, sotto trazione in mare con una certa onda e tutta la lenza in acqua la barca aveva difficoltà a prendere il largo; la scelta successiva è stata quella di sostituire il motore con uno più performante: ricerca in rete e ordine in un negozio sperduto in Cornovaglia.
La decisione maturava dal fatto che dovevo utilizzare un’elica tripala, scelta insieme a tutti i particolari del gruppo poppiero su cui avevo disegnato e realizzato lo stampo dello scafo.

Con questo motore le prestazioni sono migliorate notevolmente, soprattutto in termini di “tiro”, comunque, dopo una serie di non spiegabili spegnimenti, ho dedotto che non seguivano in potenza le batterie.
Sostituite le batterie la barca era praticamente a posto ma, dopo tanto lavoro, si era creato un problema insormontabile: l’azienda tedesca che produceva il gruppo poppiero ha pensato bene di fallire… 120 dipendenti, fondata nel 1927.
Avrei dovuto crearmi degli stampi metallici nuovi per replicare quel prodotto, una scelta estremamente costosa. Tutto da rifare… questa volta, memore delle passate esperienze, ho deciso di documentarmi in rete e, consultando internet, la scoperta!!! In Nuova Zelanda utilizzano da parecchi anni dei motori elettrici per gommoni e tender abbinati a scafi simili a siluri con tante varianti, per visionarli basta cercare Kontiki fishing e appare di tutto.
Con questo tipo di propulsione, che è nata per trasportare su un piccolo battello anche tre persone, si ha un esubero, soprattutto potenza, impensabile e sempre con dei consumi, in linea di massima, modesti.
Copiare forse sarebbe stata la soluzione più logica e sicura ma l’orgoglio di noi italiani nel creare un oggetto esteticamente e con doti “marine” superiori ha avuto il sopravvento. Ho contattato un progettista della mia città di barche a vela da regata reali che, con non poche difficoltà legate alla disponibilità di tempo, è riuscito a disegnare, su mie specifiche, un qualcosa che racchiudesse tutte le esigenze.
Tramite un caro amico, lavorando con fresa 3D, ha creato il master dal polistirolo che ho poi rivestito con tessuto di vetro e rinforzi in carbonio impregnati in resina epossidica.
Un notevole impegno ha comportato la realizzazione dei particolari metallici che anche in questo caso, grazie alle mie conoscenze, è stato risolto utilizzando tornio e fresa e poi saldando alcuni componenti.
La fase successiva è stata la rifinitura, con verniciatura, inserimento loghi, eccetera. Molta importanza è stata data alla predisposizione dell’impianto interno con una razionale disposizione per una facile manutenzione.
In ultima fase degli ulteriori test che in questo caso si sono rivelati da subito (memore delle passate esperienze) pienamente positivi. Non scendo in particolari su impianto elettrico, batterie, sistema di sgancio, radiocomando, ecc.
Questa lunga trattazione per dimostrare quanto lungo e impegnativo è stato fatto per arrivare a questo prodotto, considerando che tutte le proposte similari vengono vendute con importi maggiori e con lo svantaggio di essere realizzate agli antipodi della nostra terra. Ulteriori sviluppi, già in fase di realizzazione, saranno quelli di inserire un sistema GPS per il ritorno al punto di partenza del mezzo attivabile in automatico, in caso di mancanza di segnale o nel caso di batterie quasi scariche. Altra possibilità sarà quella di testare un ecoscandaglio per la ricerca delle prede in modo da posizionare l’esca nel punto più vantaggioso.




 

Caratteristiche:
Angler’s Arm Std 
             prezzo    € 1.399,00
lunghezza: 1300 mm
larghezza: 285 mm
peso: 12,5   kg
motore: 32 lb - 5 velocità
batteria: 12 volt - 14 amp piombo    
In dotazione: carica batterie automatico 220V/600Ma, Radiocomando 4 ch FM (per una portata in mare superiore a 500 metri, maggiore rispetto ai sistemi in 2.4 GHz).